Un cardigan, la quiete dopo la tempesta e l’aperta campagna 1


La mia città di adozione, Chiavari, e un po’ la Liguria tutta, è stata vittima di alluvione. Ho passato quasi una settimana dividendomi fra negozi e laboratori di amici e conoscenti che sono stati travolti -e in alcuni casi quasi spazzati via- dal fango e dalla melma. Oggi è stato il primo giorno in cui sono realmente uscita di casa, per il semplice gusto di riavvicinarmi alla natura, e lasciarmi le paure e le angosce alle spalle.

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Ho colto l’occasione anche per fare “prendere un po’ d’aria” alla mia nuova creazione, il cardigan che mi vedete indosso.

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Ovviamente, prima ancora di uscire di casa, la mia necessità più grande è stata quella di tornare a cucire. Una mezza follia, no? Ma le mie macchine, le mie stoffe, mi mancavano talmente tanto che ho deciso che dovevo dedicare un po’ di tempo a me stessa, e a loro insieme.

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La scelta è caduta su questa stoffa per tanti motivi: il primo è perché l’avevo acquistata a Genova l’anno scorso, e dopo un anno nello scatolone fabbricone era decisamente tempo di trasformarla in qualcosa di speciale. E il secondo è facilmente intuibile dai colori: dal marrone -colore sì del fango, ma anche della terra fertile- spunta del turchese abbagliante, come quello del cielo terso di oggi, e del magenta vivacissimo, che mette di buonumore solo a guardarlo.

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Era da tanto che volevo creare qualcosa di semplice, da portare ogni giorno, e mi sembra con questo cardigan di esserci riuscita. Infilato al volo, abbinato ad una maglietta bianca e ad un paio di jeans, con i suoi bottoni turchesi sarà in grado di risollevare anche la più grigia delle giornate a venire.

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E a voi, piace quanto a me?


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