La Liguria ha un cuore artigiano – Laboratorio Alfana, Chiavari


Due giorni fa vi ho fatto vedere come si presentavano i dintorni di Chiavari nello sfondo delle foto che ritraevano la mia ultima creazione. Una campagna verde e rigogliosa, accogliente e benevola. Come sapete, però, fino alla settimana scorsa, non era questo lo scenario che si presentava in zona.

Se mi seguite su facebook avrete sicuramente visto questo post dove vi parlavo della sventura accaduta al laboratorio e al negozio di una signora, una delle prime persone che io ho conosciuto a Chiavari dopo il trasferimento, che col passare dei giorni e delle chiacchiere insieme è diventata mia amica.

Ho sempre evitato di fare il nome del laboratorio, per scrupolo personale, perché non sapevo se a Donatella e Goran, i proprietari, avrebbe fatto piacere sapere che la loro tragedia, il loro dramma personale, venisse esposto su pubblica piazza. Passato qualche giorno, fatto il “lavoro sporco”, quello che ti macchia di fango mani, vestiti, fino al viso, ai capelli e all’anima, ho chiesto loro se questa storia potesse essere raccontata, e ho avuto l’approvazione per farlo.

Il negozio e laboratorio di Chiavari colpito così duramente dall’alluvione è Alfana, produttore di borse, accessori e abbigliamento dal 1974.

alfana

Per chi, fra tutte e tutti voi che mi leggete, avesse dimestichezza con Chiavari, Alfana -o, come ormai è chiamata da tutti, l’Alfana- è un piccolo gioiello e orgoglio dell’artigianato locale. Il loro negozio, situato in via Martiri della Liberazione 181 o, come lo chiamiamo noi chiavaresi, in caruggio, è una gioia per gli occhi.

Il pavimento in parquet lucido, la fila di tavolini a cui sedersi per fare due chiacchiere con Donatella, da tutti affettuosamente chiamata Dondi, le stupende borse in pelle di prima qualità o in stoffe vivaci dai colori brillanti; tutti questi dettagli contribuiscono a creare un ambiente raffinato ma accogliente, lasciando da parte quell’aria snob che si percepisce in troppi negozi che ostentano eleganza solo finta.

Negli ultimi mesi, visto che ricorre il quarantennale della fondazione del laboratorio, era possibile anche ammirare una selezione di borse “storiche”, vale a dire quelle che le numerose clienti degli anni precedenti avevano acquistato e ora concesso in prestito al negozio per allestire una piccola mostra, in modo tale che i futuri acquirenti potessero rendersi conto in prima persona della qualità dei loro materiali, che permetteva a tutti gli accessori di essere ancora perfetti anche dopo diversi decenni.

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Ve la siete fatti un’idea dell’ambiente, giusto? Così caldo e accogliente che anche delle semplici foto riescono a trasmettere il tepore di questo rifugio dell’artigianato di qualità.

Il posto si presentava così fino alla notte del 10 novembre, la terribile notte dell’alluvione di Chiavari e del Tigullio. Donatella e Goran, la mattina dell’11, lo trovano così:

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Non so se esistano le parole adatte a descrivere uno scempio simile, ma anche in caso esistessero sicuramente io non le possiedo. Potete vedere netta, lungo il muro in marmo immacolato, la linea lurida lasciata dalla melma prima di defluire. Sembra quasi un luogo abbandonato da anni, lasciato all’incuria e alle violenze delle intemperie, ed invece è il risultato di un’ondata durata nemmeno un’ora.

La paura di Goran e Donatella, però, non si limita al solo negozio. In via De Scalzi, sotto al livello della strada e vicinissimo al torrente Rupinaro, si trova il laboratorio dove tutti gli articoli targati Alfana vengono prodotti. Il fiume è implacabile, nella sua avanzata non guarda in faccia a nessuno. Non ha clemenza, non ha coscienza. Quando le porte del laboratorio vengono aperte, questa è la situazione:

t_alluvione Alfana t_esterno fabbrica 02

t_ingresso ufficio01 t_officina 02

t_salone fabbrica01

Non oso, non riesco a mettermi nei panni di chi, fino al giorno precedente, aveva questo laboratorio negli occhi:

t_Ingresso t_Ingresso1

t_Tessuti in lavorazione 1 t_Tessuti1

Vedete quel tavolo, con tutti quei tessuti sotto? Nella realtà è lungo più di 5 metri, e così pesante che sono serviti dagli 8 ai 10 uomini per sollevarlo. L’acqua da sola, in quella buia notte, è riuscita a spostarlo di più di mezzo metro. Di tutti quei tessuti, all’incirca 5000 metri, -cinquemila metri: il Monte Bianco è alto all’incirca 4800metri, quindi, srotolando ogni pezza, avremmo visto una montagna colorata stagliarsi verso il cielo..-, se ne sono salvati meno di un terzo.

Il lato più doloroso di questa storia è che non è la prima volta che Donatella e Goran vivono questo inferno: durante l’alluvione del novembre 2002, infatti, il laboratorio era rimasto sotto quasi un metro di fango e, prima di poter tornare all’attività, è stato necessario aspettare l’aprile dell’anno successivo.

A questo punto, dopo tanta sfortuna, rabbia e dolore, cosa possiamo fare noi?

Tutti possono contribuire, quantomeno a far sì che la situazione non passi inosservata e sotto silenzio, ora che l’alluvione non è più un’emergenza stabile sui quotidiani. Potete innanzitutto iscrivervi a questo gruppo facebook nel quale verranno raccontate le storie di tutti coloro che sono stati vittima di questa calamità. Chi avesse attività da segnalare, bisognose di aiuto o almeno di pubblicità, chi volesse attivarsi con donazioni a favore degli artigiani alluvionati, o essere messo direttamente in contatto con loro per acquistare i prodotti che sono scampati all’alluvione, si troverà nel posto giusto.

Intanto tutto quello che possiamo fare è passare parola e condividere! Uniti si riesce!

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