Una fuga, Genova e una Scuola di Moda


C’è una cosa di cui non ho mai parlato qui sul blog, e nemmeno io so spiegarvi bene il perché di questa decisione. Forse perché il mio trasferimento è stato quasi più una fuga che un vero cambio di abitazione, e per questo motivo non mi addentro mai nei dettagli di questa mia “fuitina”. Sono state molto poche le persone che ho avvisato per tempo, molto meno di quante non si sono trovate davanti ai fatti compiuti.

Fatto sta che, da novembre a questa parte, non abito più a Ravenna ma a Chiavari, una città in provincia di Genova. Chiavari ha molti lati positivi: il mare, la focaccia, i portici, le anatre del Rupinaro, il mercato del venerdì, una famiglia che mi ha accolta e che mi ama, ed è vicinissima a Genova.

Con Genova è stato un vero e proprio colpo di fulmine. L’aria, l’atmosfera, i caruggi, le case occupate, i murales, gli odori penetranti, gli slarghi spacciati per piazze, le scritte di lotta, i vecchi marinai, i giovani immigrati, un continuo e indistinto calderone all’interno del quale c’è da perdersi e ritrovarsi insieme.

Una città così viva e variegata ancora non mi era capitata. Forse Bologna, ma in maniera diversa. Sta di fatto che a Genova mi sento a mio agio, e ci torno spesso e volentieri. E, quando non vi scopro di persona luoghi straordinari, li trovo su internet, in questo mare magnum in cui ogni tanto si scoprono porti davvero speciali ed accoglienti.

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Proprio in questo modo ho scoperto dell’esistenza della Scuola di Moda Vezza, e subito la volontà di conoscere e incontrare chi aveva fatto nascere questo angolo bucolico in una città intricata come Genova è stata fortissima. Sono quindi andata ad incontrare Gretel e Sara, le due fondatrici. Sara, delle due, è quella che “sa il mestiere”: porta avanti con passione e competenza la tradizione di famiglia, inaugurata dalla prozia nel 1947, la quale ha fondato la scuola Vezza di Alessandria, di cui quella di Genova è una succursale. “Lei è stata una delle prime, nel dopoguerra, ad aprire una scuola di moda in Italia. Prima esistevano quasi solamente sartorie che si occupavano anche della formazione delle future sarte. Se potevi permetterti di pagare la quota di iscrizione in 3 anni completavi il corso, altrimenti facevi la piccinina, la tuttofare. Raccoglievi gli spilli, facevi le commissioni, imparavi a distinguere i fili, gli sbiechi, e poi passavi ai punti molli..”

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Ecco, per me i punti molli sono proprio quello che distingue il pronto moda dal su misura. Nonostante mia nonna abbia tentato in tutti i modi di farmi imparare questa nobile tecnica, io proprio non ho sufficiente pazienza per farlo. Gretel e Sara no: consumano chilometri di filo da imbastire. “La nostra linea -scherza Gretel- si chiamerà Punto Molle: Soft Point!” Gretel è alle prime armi con il cucito, lei è quella che si occupa più dell’organizzazione dei corsi e della parte di marketing e promozione. Nonostante l’inesperienza ha deciso di cominciare in grande stile: il primo capo che lei ha cucito, a febbraio scorso, quando ha aperto la scuola, è stata una giacca, che mi fa vedere con orgoglio.

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Quando hanno pensato di imbarcarsi in quest’impresa, a settembre, non erano del tutto sicure della piega che avrebbero preso le cose. “Stiamo ancora aspettando di fare un’inaugurazione come si deve!”, mi dicono. Probabilmente si terrà a settembre, l’estate è un po’ un’incognita. “Facciamo il corso di cucito a Bagno Lido? Tempo fa ci facevano anche le sfilate!” e io mi immagino un’atmosfera anni ’50, con modelle truccate e fascinose che sfilano in costumi da bagno retrò.

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D’altronde il fascino di questa scuola, dalle ampie finestre che lasciano trapelare il sole che invade Genova, è proprio quello del dopoguerra e dell’età dell’oro delle sartorie. Sara mi porta un plico di foto, sono quelle della sfilata che hanno tenuto l’anno scorso ad Alessandria, in una delle vie centrali della città. “Sono state circa 50 o 60 uscite. Sono le nostre allieve a sfilare, nessuna modella. Chi vuole -non obblighiamo nessuno!- indossa uno o più capi creati durante il corso dell’anno e sfila. L’anno scorso c’erano più di 70 allieve..”

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“E le allieve di Genova? Come sono?” chiedo io. “Abbiamo anche un allievo!” sottolinea Sara, quasi orgogliosa di questa eccezione. “Molto diligenti” prosegue Gretel “Dopo che insieme a Sara si decide che modello fare, coerentemente con il proprio livello, viene creato il cartamodello e poi si passa alla pratica. Lavorano anche a casa, fanno i compiti, le cose più semplici. Arrivano molte persone che hanno la mamma o una nonna sarta, che però non hanno la pazienza di insegnare loro il mestiere”. Dopo la lezione prova di febbraio, con 22 presenti -“Stavamo strettissimi”- ora i corsi proseguono, con una quindicina di iscritti.

La nostra conversazione procede, fra scambi di esperienze, chiacchiere e sogni. “Facciamo un’Unione delle Sartine?” Racconto a Sara e Gretel della mia esperienza, e concludo scattando qualche foto di questa meravigliosa isola di pace e creatività. Manichini, specchio, sedie e uno scaffale intero di cartamodelli sono stati ereditati dalla sartoria Uglioni, come in un passaggio di testimone ideale.

 

Il tempo a mia disposizione è finito, Sara deve tornare ad Alessandria. Saluto e ringrazio della cortesia e dell’ospitalità, e ci lasciamo con l’idea di dare vita, in un qualche futuro, a qualcosa di più grande, magari appunto un’unione di creativi e creative.

Intanto io continuerò a seguire la loro evoluzione, sperando conquistino Genova con la loro bravura e vitalità.

Per ogni informazione e curiosità, il loro sito è scuolamodavezzagenova.blogspot.it ma vi consiglio di andare a trovarle di persona, ne vale la pena!

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