Basta poco? Una riflessione sul low cost e la felicità 3


Faccio coming out: non leggo da anni riviste di moda. Ho seguito diversi anni fa Velvet de la Repubblica, per poi passare a Vogue, per poi lasciare scivolare via ogni interesse per la carta stampata patinata. Sarà snob? Non saprei, semplicemente il mio interesse, come era arrivato, così se ne era andato. D’altronde ci sono molti altri modi per tenersi informati nel campo della moda: ci sono magazine online, community di appassionati di handmade e, per finire, le nostre care vecchie vetrine. Preferisco vivere la stagione presente, anziché rincorrere freneticamente quella futura.

Gioia 10 maggio

Per questo, quando mi capita in mano un femminile -che brutta definizione che è, femminile. Un uomo non può o non vuole o non deve leggerlo?- è sempre perché o qualcuno me lo regala o lo trovo in qualche sala d’attesa. Il Gioia! che mi è capitato fra le mani mi è stato regalato. L’ho sfogliato distrattamente, fino ad arrivare alla pagina di Michela Gattermayer, michimood. Per chi non la conoscesse, la Gattermayer è una veterana delle testate di moda italiane: è stata anche direttrice di Velvet, uno dei miei primi amori di moda cartacea. Al momento è vicedirettrice moda di Gioia!, e usa questo spazio per raccontare al pubblico i suoi “viaggi dentro la moda”.

Gioia1

Questa settimana il suo viaggio non è stato molto lungo, dato che la sua meta sono stati un H&M e un Benetton milanese. Chissà quali, dato che Milano ne è letteralmente invasa. Il titolo dell’articolo è “Basta poco?”, e la sua sintesi è che si può essere felici e vestirsi bene anche spendendo poco, passando da un negozio low cost all’altro.

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Particolarmente entusiasta è la sua reazione all’interno del nuovo store Benetton: avrei rubato tutti i pull colorati non sapendo se scegliere il rosso o il verde o il giallo o il blu… Ecco, io all’interno di un negozio Benetton non credo potrei essere così felice, sapendo quante vite sono state sacrificate affinché io riesca ad avere un pull colorato identico a quello di altre migliaia di persone. Nel crollo del Rana Plaza, in Bangladesh, il 24 aprile del 2013sono morte 1.138 persone e altre 2000 sono rimaste ferite. Le grandi società coinvolte, fra cui appunto United Colors of Benetton, nonostante gli impegni formalmente assunti, continuano a non risarcire i familiari delle vittime. Se visitate il sito Abiti Puliti avrete dati molto più dettagliati rispetto a quelli che qui vi ho semplicemente accennato.

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Michela ci dice: Non c’è bisogno di spendere molto per essere felici. Certo, è plausibile. Ma che felicità è? Quella cieca dello sfruttamento. Quella che si nutre di turni di lavoro massacranti e mal retribuiti di oltre 12 ore al giorno; orari validi per adulti e bambini.

Siamo proprio sicuri di volerla, questa felicità? Quest’invasione di negozi tutti uguali, di strada in strada, di città in città, di nazione in nazione, che ci propongono con orgoglio copie di capi già visti nelle passerelle, ma che la maggior parte di noi non si può permettere. E allora ci accontentiamo di una copia di una felicità altrui, di un riflesso che riesce a celare sin troppo bene lo sfruttamento di cui è figlio.

E quindi, no grazie Michela. Basterà pure poco per essere felici, ma la mia felicità la ritrovo nell’unicità del mio lavoro.

Handmade revolution!


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3 thoughts on “Basta poco? Una riflessione sul low cost e la felicità

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    Helena

    Mamma le riviste di moda..per non parlare di Glamour, ho fatto l’errore di fare l’abbonamento di 6 mesi perchè me lo ricordavo più bello e invece adesso è diventato il bollettino delle fashion blogger, neanche un po’ di fantasia, solo un continuo riportare alle fashion blogger del momento…Il low cost non lo chiamerei più così ma high cost, non solo per il costo delle vite umane ma anche perchè considerare bassi i prezzi di Benetton mi sembra una presa in giro, maglioni di bassa qualità pagati 60 euro mi sembra un furto soprattutto sapendo che chi ha fatto veramente quel maglione non li vede neanche da lontano quei 60 euro..io purtroppo per ora non mi sono mai potuta permettere di spendere molti soldi in vestiti perchè non guadagno i soldi di questo simpatico CEO, però di sicuro sto cercando di essere più consapevole di ciò che compro e so che dentro a un Benetton al massimo ci vado per chiedere informazioni su una via..